Ottantotto minuti ci sono voluti per dare alla luce Ginevra, la nostra secondogenita. Ottantotto minuti di passione e dolore. Ottantotto minuti scanditi da tre parole: inspira, espira, riposa, aspettando la contrazione successiva. Ottantotto minuti di freddo gelido nella sala parto, la pelle d’oca su tutto il corpo, ma la testa bagnata dal sudore.

Tutto questo cominciò dopo la mezzanotte del 28 Giugno 2015: mi alzai da letto per fare pipì e sentii qualche dolore, tipo mestruazioni dolorose per intenderci, in men che non si dica avevo una contrazione ogni tre minuti. Non so ancora come feci a salire in macchina, perché dal forte dolore non riuscivo a camminare; raggiunsi il reparto di ostetricia – ginecologia al secondo piano in sella ad una carrozzina spinta dall’infermiera. Grazie a Dio quella notte non c’era “tanto traffico” in reparto, anche se ogni tanto sentivo le urla di un’altra donna in travaglio e non vi nascondo che in quel momento le urla e i gemiti di quella poveretta, mi spaventarono parecchio.

Varcata la porta della sala parto vomitai nel contenitore dei rifiuti, non mi feci mancare proprio nulla eh, tutta colpa dell’intenso dolore ravvicinato. Era l’una quando si ruppero le acque e ufficialmente in quel momento cominciò il mio travaglio, ottantotto minuti di travaglio.

Inspira – espira – riposa.

Ricordavo alla perfezione le parole dell’ostetrica Gina al corso pre parto due anni fa: “Quando sta per arrivare la contrazione, inspira e poi butta fuori l’aria che hai nei polmoni, come se volessi scacciare via il dolore per lasciare spazio alla gioia, perché il collo dell’utero si sta assottigliando e pian pian dilatando per consentire l’uscita del bambino… Positiva, devi essere positiva.” Queste parole me le ripetevo mentalmente tra una contrazione forte e l’altra, tra il dondolare abbracciata al mio quasi marito che era lì con me. Non avevo la forza di parlare o forse non volevo sprecare inutili energie.

Inspira – espira – riposa.

Ero esausta, avevo i capelli bagnati dal sudore. Mi dava fastidio qualsiasi cosa: la fascia elastica per il monitoraggio cardiotocografico fetale che tentavo di togliere, ma l’ostetrica subito rimetteva. Non volevo sentire parlare, mi urtava. Camminavo e mi dondolavo abbracciata a marito, muovevo il bacino come se danzassi, aspettando un’altra contrazione.

Inspira – espira – riposa.

Dopo circa un’ora, sentii il bisogno di accovacciarmi per terra: “Ci siamo” pensai, allora marito chiamò l’ostetrica che nel frattempo stava sbrigando questioni burocratiche legate alla mia cartella clinica, come da routine. Anche lei confermò che Ginevra era pronta, pronta per l’ultimo sprint finale, quello più importante. Ma io lo ero? No, non ero pronta.

Cominciai a delirare dicendo che stavo male, che ero stanca, che dovevano tagliarmi, che… Un’altra contrazione dolorosissima e morsi la spalla a marito, gli feci male, ma non disse nulla, mi baciò teneramente sulla fronte e mi accovacciai di nuovo per spingere. Nulla.

Inspira – espira – riposa.

L’ostetrica mi consigliò di cambiare posizione, allora mi sdraiai sul lettino e disse di ascoltare attentamente le sue parole: ” Alla prossima contrazione spingi forte”. Così feci e sentii un fortissimo bruciore. Di nuovo l’ostetrica mi disse di fermarmi ed aspettare, di sopportare se non volevo lacerarmi, così mi feci coraggio e strinsi i denti.

Inspira – espira – riposa.

Altra contrazione: “Spingi forte, guardati la pancia” mi ripeteva e nel frattempo arrivò anche il medico di turno.

“Spingi che ci sei, si vede la testa della bambina” mi incitò Andrea ed io spinsi così forte (non so ancora dove trovai le forze), ad un tratto mi sentii più leggera e magicamente anche il dolore pian piano si placò. Dopo ottantotto minuti di travaglio, alle 3:28 di domenica mattina, nacque così Ginevra, 3.430 chilogrammi di puro amore. Nacque così per la seconda volta una mamma.

Dopo ottantotto minuti di travaglio nacque Ginevra, la nostra secondogenita <3

Questo post è per te Ginevra che oggi compi 1 anno. Tanti auguri piccolina <3 Questo sarà l’inizio di una serie di compleanni che festeggeremo lontani dall’Italia, lontani dagli amici e dai parenti, perché per i prossimi tre anni, casa nostra sarà qui in America!

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